MASSIMO BIRATTARI

Autore di “Invece di fare i compiti”

Come si diventa ciò che si è? Ogni volta che mi sono fermato a riflettere sulla mia personalità e la mia formazione sono arrivato a identificare alcuni elementi chiave: i miei genitori, certo, per quello che mi hanno trasmesso (sia come patrimonio genetico sia come educazione familiare); le attività che hanno assorbito gran parte della mia infanzia nei lontani anni Sessanta (la lettura, in particolare quella del Corriere dei Piccoli, poi Corriere dei Ragazzi, e dell’enciclopedia Conoscere, e le costruzioni con il Lego); e alcuni insegnanti che ho avuto la fortuna di incontrare. La mia maestra delle elementari (tutte le materie per cinque anni), a cui devo direi tutta la matematica che conosco e il 90 per cento delle mie nozioni grammaticali, e soprattutto, grazie al suo esempio, il bisogno di fare le cose per bene. La professoressa di italiano di seconda e terza media: grazie a lei ho capito che non era vietato scrivere, anche a scuola, per interessare e perfino divertire i lettori (in questo caso, lei e il marito preside). La professoressa di storia e filosofia del terzo e del quarto anno di liceo: è colpa sua se ho scelto di studiare storia all’università, e soprattutto è per merito suo se ho letto una lunga serie di grandi libri di tutti i generi (ne citava uno, ed era un irresistibile consiglio di lettura).

I bravi insegnanti sono quelli che trasmettono una passione (la passione per le materie che insegnano; più in generale, l’importanza di avere passioni). Li ho incontrati da ragazzo, e continuo a incontrarli oggi, quando giro per le scuole a parlare dei miei libri.

Sono una risorsa, per usare un’espressione di moda. Sono una ricchezza a cui nonpossiamo permetterci di rinunciare, dico io.